lunedì 31 agosto 2009
venerdì 28 agosto 2009
Trattato di Lisbona Stop dalla Corte Costituzionale Tedesca
La Corte Costituzionale tedesca pone limiti al Trattato di Lisbona
9 luglio 2009 (MoviSol) - Il 30 giugno, la Corte Costituzionale tedesca ha emesso la sua sentenza su quattro ricorsi contro il Trattato di Lisbona, definendo "anti-costituzionale" la legge di ratifica e dando così uno schiaffo al Bundestag, il Parlamento tedesco, che l'aveva approvata con una maggioranza del 90% il 24 aprile 2008. È da ritenere positivo il fatto che la sentenza della Corte dichiari che il Parlamento tedesco ha rinunciato alla sovranità, invece di promuovere una legge che proteggesse e rafforzasse i poteri del Parlamento nazionale ed, implicitamente, del governo. Verrà dunque presentato una nuova legge che garantisca i diritti del Bundestag nelle decisioni prese dall'Unione Europea, affermando in particolare che i parlamentari nazionali dovranno votare su ogni cambiamento del trattato o ogni estensione delle competenze dell’Unione Europea. Tale legge verrà inclusa in un documento che accompagnerà il "sì" tedesco al Trattato. Fino a quel momento il Presidente tedesco è tenuto a non sottoscrivere il Trattato.
In una dichiarazione del 3 luglio, la presidente del Movimento Solidarietà tedesco (BüSo) Helga Zepp-LaRouche ha apprezzato la sentenza dichiarando che i giudici hanno "difeso la Costituzione ed interrotto la dinamica con la quale l'Unione Europea è stata progressivamente trasformata in una burocrazia imperiale votata all’auto-contenimento economico, fin dal Trattato di Maastricht" del 1992. Tuttavia, la sentenza è carente in quanto dichiara il nuovo Trattato generalmente compatibile con la Costituzione tedesca, benché il nuovo trattato trasformi il sistema di Maastricht in un regime oligarchico, come abbiamo più volte denunciato. I giudici hanno inoltre omesso ogni menzione del fatto che le sentenze precedenti a favore del sistema di Maastricht si fondassero su argomentazioni in seguito invalidate dagli effetti del crollo economico, come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche.
Un segnale della degenerazione della cultura politica in Germania, aggiunge la signora LaRouche, è il fatto che tra la firma del Trattato di Lisbona il 13 dicembre 2007 da parte dei capi di stato e di governo dell’UE, ed il voto del Bundestag dopo un dibattito in aula durato solo due ore, non sia stata messa a disposizione del Parlamento o della popolazione alcuna informazione sul Trattato, e che il Bundestag lo abbia approvato senza conoscerne i contenuti. Se Helga Zepp-LaRouche non avesse lanciato un appello per mobilitare il pubblico contro il Trattato di Lisbona il 13 febbraio 2008, e se non fossero stati presentati quattro ricorsi alla Corte Costituzionale nelle settimane successive, il Trattato sarebbe stato ratificato dalla Germania alla fine del maggio scorso e la Corte Costituzionale non sarebbe neanche stata scomodata.
L'inazione e la mancanza di princìpi del Parlamento tedesco, aggiunge Helga Zepp-LaRouche, dimostrano ancora una volta come la burocrazia dell’Unione Europea, controllata da interessi monetaristi ed ultra-liberisti che fanno capo all'oligarchia finanziaria londinese, sia già riuscita a "sdemocratizzare" gli stati membri dell'Unione. Resta da vedere se la Corte Costituzionale tedesca riuscirà a fungere anche in futuro da guardiano della democrazia e della Costituzione. Quanto al Bundestag, la signora LaRouche ha chiesto agli elettori tedeschi di punire col loro voto, alle elezioni politiche del 27 settembre, tutti i parlamentari che hanno votato a favore del Trattato di Lisbona svendendo così la sovranità nazionale tedesca.
vedi anche:
http://it.euronews.net/2009/06/30/germania-corte-costituzionale-sospende-ratifica-trattato-lisbona/
http://presseurop.eu/it/content/article/44701-il-trattato-di-lisbona-fa-una-pausa-berlino
mercoledì 10 giugno 2009
Sequestrati a Chiasso titoli USA per novantasei miliardi di euro
Milano, 4 giu. (Adnkronos)
Duecentoquarantanove bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, piu' 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro.
E' quanto hanno sequestrato alla stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Ponte Chiasso, nel corso dei controlli volti al contrasto del traffico illecito di capitali.
I valori erano posseduti da due cinquantenni giapponesi scesi alla stazione ferroviaria di Chiasso da un treno proveniente dall'Italia che, al momento del controllo doganale, hanno sostenuto di non avere nulla da dichiarare.
Un'accurata verifica dei bagagli ha consentito invece di trovare i titoli Usa, occultati sul fondo di una valigia, in uno scomparto chiuso e separato da quello contenente gli indumenti personali.
Oltre ai titoli, i due giapponesi trasportavano una cospicua documentazione bancaria in originale.
Per i bond e la documentazione che li accompagnava, anch'essa sottoposta a sequestro, sono in corso indagini volte a stabilirne autenticita' e provenienza. Qualora i titoli risultassero autentici, in base alla vigente normativa, la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10mila euro.
fonte: http://www.gdf.it/GdF__Informa/Notizie_Stampa/AdnKronos/Adnkronos_2009/Adnkronos_Giugno_2009/info-1518911049.html
mercoledì 6 maggio 2009
Grazie Irlanda
Per non dimenticare tutti quelli che si sono immolati per la nostra libertà!
Articolo di PIERLUIGI PAOLETTI per Centro fondi del 2 giugno 2008
Mentre i nostri dibattiti televisivi sono pieni di immondizia (ridere prego), si o no alle intercettazioni, delle gesta della nostra nazionale di calcio, oggi 12 giugno 2008 nel silenzio mediatico più assordante, in Irlanda si sta decidendo il nostro futuro.
La verde e magica Irlanda è l’unico paese, dei 27 che compongono l’Unione Europea, a ratificare o respingere il trattato di Lisbona tramite un referendum popolare. La cosa è determinante perché, mentre la ratifica parlamentare è scontata, avendo comprato tutti i governanti in gioco, il NO dell’Irlanda impedirebbe l’unanimità e quindi la ratifica del trattato.
Molti non sapranno nemmeno che cosa è il trattato di Lisbona, ma vi basti sapere che è la cosa più importante da quando nel giugno 1946 l’Italia decise se essere repubblica o monarchia.
Il trattato di Lisbona è la riedizione della vecchia costituzione europea naufragata con il NO espresso da Olanda e Francia nel 2005. Il trattato di Lisbona sarebbe la ratifica del passaggio dalla dittatura velata e mascherata da democrazia nella quale siamo immersi, alla dittatura vera e propria.
Chi ci legge sa che noi siamo a favore dell’unione tra i popoli, ma sa anche che siamo contrari ad un’unione fondata dagli interessi finanziari, che sfrutta gli squilibri dei vari paesi per far guadagnare pochissimi a danno di tutti gli altri.
Questa unione non ha niente di umano, ancor meno di democratico.
Vi ricordate forse di aver votato per adottare il trattato di Maastricht?
Vi ricordate forse di aver votato per l’entrata dell’Italia nella Unione Europea?
Vi ricordate forse di aver votato per l’adozione dell’euro?
Ovviamente no perché tutto è avvenuto nelle stanze del potere che ha escluso ogni partecipazione popolare a quello che si è rivelato un vero e proprio “colpo di stato” silenzioso, addirittura modificando sostanzialmente anche la Costituzione e assoggettandola ai poteri finanziari europei, vedi http://www.centrofondi.it/report/report_05_01_06.pdf e anche http://www.centrofondi.it/report/report_06_01_06.pdf.
Con il trattato di Lisbona i parlamenti nazionali sarebbero completamente svuotati di ogni potere di deliberare su questioni economiche, di polizia, di sicurezza, di difesa, delegando tutto alla decisione della commissione europea le cui modalità di elezione sono tutto fuorché democratiche
http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_della_Commissione_Europea essendo il presidente, vero padre padrone, eletto dai governi e solo ratificato dal parlamento.
Senza contare che il trattato in questione reintroduce la pena di morte in caso di sommosse e rivolte e quindi anche il dissenso potrebbe essere represso con mezzi drastici e non solo con le cariche della polizia come a Chiaiano, senza contare che in uno stato federale come quello dopo il trattato i “ribelli” potranno essere inviati magari in un carcere in Georgia a riflettere sulle loro malefatte.
Di 27 paesi solo l’Irlanda ha deciso di sottoporre al giudizio popolare la ratifica del trattato di Lisbona, 16 paesi lo hanno già ratificato all’interno dei loro parlamenti ed è strano come Olanda e Francia che avevano espresso il loro netto rifiuto alla costituzione europea siano stati fra i primi a ratificare il trattato nel silenzio più completo, e gli altri paesi tra cui l’Italia lo faranno a breve in estate.
Perché tutti tacciono e nei mass media non si è dato risalto alcuno a questo trattato? Quanti di voi conoscevano il trattato di Lisbona, quanti di voi si sono fatti un’idea su che cosa voglia dire ratificare un trattato del genere? Che cosa comporti per il nostro paese?
Le risposte purtroppo sono sempre le stesse e saranno palesi, come il trattato di Maastricht, solo dopo, ma allora sarà troppo tardi.
Non ci è concesso fare molto, non ci viene chiesto il nostro parere e quindi oggi non ci resta che confidare nel buon senso dei cittadini irlandesi che oggi non decideranno solo del loro, ma anche del futuro di tutti noi.
CHE SAN PATRIZIO ILLUMINI GLI IRLANDESI!
Passando all’economia della carta, ormai quasi tutta straccia, l’oro continua a farla da padrone e sembrerebbe aver iniziato il 4 ed ultimo ciclo annuale del ciclo iniziato nel 2005 confermato anche dal ciclo a sei mesi.
Questo ultimo anno del ciclo a 4 anni non dovrebbe far vedere nuovi massimi per l’oro che dovrebbe scendere o consolidare intorno agli 800-850, l’euro non dovrebbe guadagnare più sul dollaro, anche lui è alla fine del ciclo a 4 anni.
E se dovesse sfondare la parte inferiore del canale si potrebbe rivedere un euro sotto 1,50 sul dollaro. L’economia e le borse dovrebbero riprendere, giusto il tempo di far insediare il nuovo presidente senza tanti “fastidi”, una breve parentesi prima di riprendere l’euro a crescere, il dollaro a sprofondare e l’oro a crescere a dismisura e questa volta non sappiamo proprio dove potrà arrivare.
Nei prossimi anni il denaro di carta sarà sempre più materiale da poter riciclare negli appositi cassonetti della raccolta differenziata!
That’s all folks
Pieluigi Paoletti
Fonte: www.centrofondi.it
martedì 5 maggio 2009
Cronaca di un’influenza (porcina) annunciata
Eppure secondo il quotidiano Reforma, già da fine marzo autorità sanitarie statali erano a conoscenza dell’elevato rischio prodotto dalla diffusione dell’influenza porcina. Veratect, una impresa statunitense di bio-vigilanza, aveva infatti individuato nel piccolo paesino de "La Gloria", nello stato di Veracruz, la diffusione di un virus influenzale particolarmente violento che aveva colpito il 60% degli abitanti della cittadina. La totale mancanza di pianificazione e di previsione da parte delle autorità sanitarie e del governo ha però permesso che la situazione sia oggi fuori controllo. Da una iniziale tendenza a minimizzare questi casi infatti si è passati ad una serie di decisioni del governo che hanno prodotto panico e allarmismo sia nella popolazione che a livello internazionale. E pensare che proprio il governo Calderon iniziò la legislatura con grandi promesse riguardo ambiziosi piani di salute.
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lunedì 4 maggio 2009
Sale la febbre suina insieme ai profitti di Big Pharma

di Marco Cedolin
Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati.
Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali” come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica.
Se fossimo in America (dopo i primi cento giorni di Obama)
Il ritornello è noto. E pure un po’ logoro. Marco Travaglio, per esempio, lo ripete spesso: se fossimo in America, i politici pescati con le mani nella marmellata si dimetterebbero al volo. Beppe Grillo, invece, ha cantato la stessa solfa qualche settimana fa a proposito di certi “prenditori” nostrani: negli Stati Uniti, Tanzi si sarebbe beccato 25 anni di galera. Mentre Michele Santoro, ex maoista ed ex penna di “Servire il popolo”, ci ha messo la classica ciliegina sulla torta. In occasione del terremoto in Abruzzo, pure lui, dagli schermi di RaiDue, ha rispolverato lo stesso refrain: fossimo in America, anzi in California, i soccorsi li avrebbero organizzati meglio. Parole che hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la caduta del muro ha sgretolato anche le certezze dei comunisti che furono. Ma non certi luoghi comuni sull’esistenza di una sorta di paradiso a stelle e strisce.
Eppure: se fossimo in America, forse ieri avremmo letto il New York Times. E ci avremmo trovato ben poco da stare allegri o di cui essere orgogliosi. E infatti, a quanto pare: il ministero del Tesoro del governo Obama ha inviato al Congresso, ovvero al Parlamento americano, una bozza di legge nuova di zecca. Materia: banche e istituzioni finanziarie colabrodo. Obiettivo: dare più poteri al governo per iniettare quattrini (dei contribuenti) nelle banche e nelle istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: la copia elettronica della legge in questione recava, stranamente, l’impronta dei computer dello studio legale Polk&Wardwell. Che sempre, stranamente, rappresenta molte banche e lobby di quell’industria finanziaria che dall’inizio della crisi dei mutui subprime ad oggi ha già succhiato trilioni (cioè migliaia di miliardi di dollari) dalle tasche dei soliti contribuenti americani poverazzi. Ma davvero, davvero? Oh-yeah.
Ma il bello - o il brutto - è che se fossimo in America, leggendo ieri il New York Times, non ci saremmo neppure stupiti più di tanto. Anzi: avremmo avuto l’impressione di un mezzo déjà vu.
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Articolo originale http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=1309